di Matt Schumer
Introduzione
Qualche giorno fa ho letto “Something Big is Happening” di Matt Shumer.
Il testo mi ha colpito moltissimo, sia per l’onestà intellettuale che per la sua efficacia nel descrivere la situazione attuale nel mondo tech e dell’AI, un ambito in cui lavoro da molti anni.
Ho deciso di tradurlo in italiano perché credo che questa riflessione debba essere accessibile a tutti, non solo a chi legge abitualmente in inglese. In particolare, volevo che fosse disponibile ai miei amici, alla mia famiglia e alle persone a cui tengo, che magari non seguono da vicino l’evoluzione dell’AI e che non hanno ancora percepito quanto rapidamente stia cambiando il contesto.
Ma soprattutto, ho deciso di tradurlo e proporlo perché credo profondamente che stiamo attraversando un passaggio storico nella storia dell’umanità, ed è un diritto (e un dovere) di tutti rendersene conto.
Ho cercato di mantenere la traduzione il più fedele possibile all’originale. Ho fatto solo piccoli adattamenti di tono per renderla più naturale in italiano, ma il pensiero e la struttura restano quelli dell’autore.
Ringrazio Matt Shumer per aver scritto un testo così diretto e stimolante.
Eventuali imprecisioni nella traduzione o nell’interpretazione sono esclusivamente mie.
Detto questo, cominciamo.
Provate a ricordare febbraio 2020.
Se stavi davvero prestando attenzione, forse avevi sentito parlare di un virus che si stava diffondendo all’estero. Ma la maggior parte di noi non era molto attenta. La borsa continuava a crescere; i tuoi figli erano a scuola, andavi al ristorante, incontravi i tuoi amici, pianificavi viaggi.
Se qualcuno ti avesse detto che stavano facendo scorte di carta igienica, avresti pensato che fosse un complottista che passava troppo tempo su internet. Poi, d’un tratto, in tre settimane il mondo è cambiato. Il tuo ufficio ha chiuso. I tuoi figli sono tornati a casa e a scuola non ci sono più andati. La vita si è riorganizzata in qualcosa che, solo un mese prima, non avresti mai creduto possibile.
Eppure, oggi vivo una simile sensazione di incredulità per qualcosa di molto, molto più grande del Covid.
Ho trascorso sei anni a costruire una startup nel settore dell’intelligenza artificiale (AI, artificial intelligence) e a investire in esso. Ci vivo in questo mondo. Oggi sto scrivendo per le persone della mia vita che non ci vivono: la mia famiglia, i miei amici, le persone a cui voglio bene che continuano a chiedermi: “Ma quindi, cosa sta davvero succedendo con l’intelligenza artificiale?” e a cui do una risposta approssimativa, da aperitivo.
Perché la versione onesta suona come se avessi completamente dato di matto. E per un bel po’ mi sono detto che questa era una buona ragione per tenermi per me ciò che sta davvero succedendo. Ma il divario tra ciò che dico pubblicamente e ciò che vedo ogni giorno è diventato troppo grande. Le persone a cui voglio bene meritano di sapere cosa sta arrivando, anche se suona folle.
Devo essere chiaro su una cosa fin dall’inizio: anche se lavoro nell’AI, ho pochissima influenza su ciò che sta per accadere, come la stragrande maggioranza di chi ci lavora. Il futuro dell’AI viene plasmato da un numero sorprendentemente ristretto di persone: poche centinaia di ricercatori in una manciata di aziende: OpenAI, Anthropic, Google DeepMind e poche altre.
Un singolo ciclo di addestramento (il processo con cui si addestra e migliora un modello di intelligenza artificiale, utilizzando dataset specifici), gestito da un piccolo team per pochi mesi, può produrre un nuovo sistema di AI che cambia l’intera traiettoria della tecnologia. Infatti, la maggior parte di noi che lavora nell’AI sta semplicemente costruendo su modelli fondamentali che non abbiamo creato e su cui non abbiamo alcun controllo. Anche noi, esperti utilizzatori, stiamo osservando tutto questo dispiegarsi come chi osserva dal di fuori. La differenza è che siamo abbastanza vicini da sentire il terreno tremare un po’ prima.
Ma adesso è arrivato il momento. Non nel senso di “dobbiamo cominciare a parlarne”. Piuttosto, il momento in cui il mondo sta cambiando e ho bisogno che voi tutti lo capiate, adesso.
La mia esperienza personale: è tutto reale perché è successo a me.
C’è una cosa che chi non lavora nel tech non ha ancora davvero capito: il motivo per cui così tante persone del settore stanno iniziando a lanciare segnali di allarme è che questa trasformazione l’abbiamo già vissuta noi. Non si tratta di previsioni. Stiamo semplicemente raccontando ciò che è già successo nei nostri lavori, per avvertirvi che probabilmente sarete i prossimi.
Per anni l’AI è migliorata in modo molto graduale. Ogni tanto c’erano salti importanti, ma abbastanza distanziati nel tempo da permetterci di assorbirli. Uno si adattava. Si andava avanti, interessati ma ancora scettici.
Poi, nel 2025, sono arrivate nuove tecniche che hanno accelerato tutto.E poi l’AI ha accelerato ancora. E poi ancora. Ogni nuovo modello non era soltanto “un po’ meglio” del precedente. Era meglio in modo molto più evidente. E il tempo tra ogni miglioramento continuava ad accorciarsi.
In quel periodo continuavo ad usare l’AI sempre di più e a dover intervenire sempre di meno, mentre la vedevo fare cose che fino a poco tempo prima consideravo unicamente parte della mia competenza.
Poi, il 5 febbraio 2026, meno di due settimane fa, due grandi laboratori hanno rilasciato due nuovi modelli nello stesso giorno: GPT-5.3 Codex di OpenAI e Opus 4.6 di Anthropic (gli inventori di Claude, uno dei primi competitori di ChatGPT).
E lì qualcosa è scattato. Non come un interruttore che si accende all’improvviso… Ma come quando ti accorgi che l’acqua sta salendo e ora ti arriva già al petto.
Mi sono reso conto che non sono più necessario per la parte tecnica del mio lavoro. Descrivo in linguaggio naturale quello che voglio costruire… e semplicemente appare. Non una bozza da sistemare, ma il risultato finale. Dico all’AI cosa voglio, mi allontano dal computer per quattro ore, torno… e il lavoro è fatto. Bene. Benissimo. Spesso è meglio di come l’avrei fatto io. Senza correzioni sostanziali. Solo qualche mese fa dovevo ancora guidarla, l’AI, correggerla e rimproverarla per le sue allucinazioni. Ora descrivo il risultato che mi aspetto e la lascio lavorare.
Vi faccio un esempio concreto. Mi siedo davanti al computer e le scrivo: “Voglio costruire un’applicazione. Deve fare questo e avere più o meno questa interfaccia. Decidi tu il flusso utente, il design e tutto il resto.”
E l’AI lo fa. Da sola. Scrive decine di migliaia di righe di codice. Poi — e questo, fino a un anno fa, sarebbe stato impensabile — apre l’app da sola, clicca i pulsanti, prova le funzioni. Usa e testa l’app come farebbe una persona. Se qualcosa non la convince, torna indietro e la modifica autonomamente. Itera. Sistema. Rifinisce. Migliora. Solo quando ritiene che il risultato sia all’altezza dei suoi standard, torna da me e dice: “Ora puoi testarla tu.” E quando la provo… di solito è perfetta.
Non sto esagerando. Ho appena descritto il mio lunedì di lavoro.
Ma il modello uscito la settimana scorsa (GPT-5.3 Codex) mi ha stupito ancora di più. Codex non si limita a eseguire le mie istruzioni. Prende decisioni sensate. Sembra avere qualcosa che assomiglia al “giudizio”. Sembra avere il senso del gusto, della finezza, della sensibilità. Codex mostra quella sensazione difficile da definire, quella capacità di “capire qual è la scelta giusta” che molti dicevano sarebbe sempre mancata all’AI. O quantomeno qualcosa di abbastanza vicino da rendere la differenza quasi irrilevante.
Sono sempre stato tra i primi ad adottare questi strumenti, ma ciò che è successo negli ultimi mesi mi ha davvero scioccato. Gli ultimi modelli non sono miglioramenti incrementali. Sono qualcosa di completamente diverso.
Lasciate che vi spieghi perché tutto questo vi riguarda anche se non lavorate nel tech.
I laboratori di AI hanno fatto una scelta precisa. Non casuale. Prima di tutto il resto, hanno deciso di rendere l’intelligenza artificiale bravissima a scrivere codice di programmazione.
Lo sapete perché? Perché costruire un’AI richiede enormi quantità di codice. Se l’AI sa scrivere quel codice, può aiutare a costruire la versione successiva di se stessa. Molto più rapidamente. Una versione più intelligente che scrive codice migliore, che a sua volta genera una versione ancora più intelligente.
Ora il meccanismo dovrebbe esservi chiaro. Rendere l’AI eccellente nel coding era la mossa strategica che avrebbe sbloccato tutto il resto. Ed è per questo che sono partiti da lì.
Il mio lavoro è cambiato prima di tanti altri, non perché volessero “colpire” i programmatori. È stato un effetto collaterale del punto di partenza. Adesso che hanno raggiunto quel traguardo, stanno passando a tutto il resto.
Gli esperti di tutti gli altri settori, diritto, finanza, medicina, contabilità, consulenza, scrittura, design, analisi, customer service, stanno per vivere l’esperienza che chi lavora nel tech ha vissuto nell’ultimo anno: vedere l’AI passare da “strumento utile” ad un’entità che “fa il mio lavoro meglio di me”. Ma non tra dieci anni. Chi costruisce questi sistemi parla di un periodo breve, tra uno e cinque anni. Alcuni dicono anche meno.
E per quello che ho visto negli ultimi mesi… Io temo davvero che “meno” sia l’ipotesi più realistica.
Ma io l’AI l’ho provata e non era niente di speciale
Sento questa frase continuamente. E lo capisco, perché fino a poco tempo fa questo argomento era vero.
Se nel 2023 o all’inizio del 2024 hai provato ChatGPT e hai pensato: “Si inventa le cose” o “Non è poi così impressionante”, avevi ragione. Le prime versioni presentavano ancora numerosi limiti. Allucinavano e dicevano sciocchezze con totale sicurezza.
Ma questo era due anni fa, che, nel tempo di evoluzione dell’AI, è già preistoria.
I modelli disponibili oggi non hanno quasi nulla a che vedere con quelli di sei mesi fa. Il dibattito sul fatto che l’AI stia “davvero migliorando” o “stia arrivando a un limite” (un dibattito che è proseguito per più di un anno) è finito. Chi sostiene ancora che l’AI stia rallentando probabilmente:
- non ha usato i modelli più recenti,
- Ha interesse a minimizzare quello che sta succedendo,
- Oppure sta giudicando sulla base di un’esperienza del 2024 che oggi non è più rilevante.
Non voglio guidicare, ma il divario tra la percezione pubblica e la realtà attuale è diventato enorme. E questo divario è pericoloso perché impedisce alle persone di prepararsi.
Parte del problema è che la maggior parte delle persone usa la versione gratuita di questi strumenti, che spesso è indietro di oltre un anno rispetto a quella a pagamento. Giudicare l’AI sulla base del piano free è un po’ come valutare lo stato degli smartphone attuali con un Nokia 3310. Chi paga per i modelli migliori e li usa ogni giorno per lavoro vede chiaramente cosa sta succedendo.Ho un amico avvocato a cui continuo a dire di provare seriamente l’AI nel suo studio, e lui continua a trovare motivi per cui “non può funzionare”. Tra le varie scuse che mi propone: “Non è adatta alla sua specializzazione.”, “Ha fatto un errore quando l’ha testata.”, “Non capisce le sfumature del suo lavoro.” E io lo capisco. Però continuo a ricevere telefonate da partner di grandi studi legali che mi chiedono consigli. Perché hanno provato le versioni attuali… e hanno capito dove sta andando tutto questo. Uno di loro, managing partner di uno studio importante, trascorre ore al giorno a lavorare con l’AI. Mi ha detto che è come avere un team di collaboratori sempre disponibili, immediatamente. Ed è stato categorico con me: ogni due o tre mesi l’AI diventa sensibilmente più capace per il suo lavoro. Infatti, lui crede che, se continua così, tra non molto potrà fare gran parte di ciò che fa lui. E parliamo di una persona con decenni di esperienza. Non è ancora nel panico, ma sta osservando (e testando) tutto con estrema attenzione.
Le persone che sono davvero avanti nei loro settori, tutte quelle che stanno sperimentando seriamente, non per curiosità ma per lavoro, non stanno liquidando tutto questo come una moda passeggera.
Sono impressionate. Anzi, spesso sono sbalordite da ciò che questi strumenti riescono già a fare. E si stanno muovendo di conseguenza.
Quanto velocemente sta accelerando tutto questo
La parte più difficile da accettare oggi è la rapidità di questi cambiamenti.
Nel 2022, l’AI non riusciva a eseguire in modo affidabile nemmeno operazioni aritmetiche semplici. Poteva dirti con sicurezza che 7 × 8 = 54.
Nel 2023, era già in grado di superare l’esame d’avvocato negli Stati Uniti.
Nel 2024, scriveva software funzionante e spiegava concetti scientifici da dottorando.
Alla fine del 2025, alcuni tra i migliori ingegneri al mondo dichiaravano di aver delegato all’AI gran parte del loro lavoro di programmazione.
Il 5 febbraio 2026 sono usciti nuovi modelli che hanno reso tutto ciò che c’era prima quasi appartenente a un’altra epoca.
Se non hai usato seriamente l’AI negli ultimi mesi, quello che esiste oggi ti sembrerebbe irriconoscibile.
C’è un’organizzazione chiamata METR che misura questi progressi in modo sistematico. Misurano la durata dei compiti effettivi che un modello riesce a completare autonomamente, dall’inizio alla fine, senza intervento umano. La durata viene espressa in termini di tempo impiegato da un esperto umano a svolgere lo stesso compito. Un anno fa, l’AI riusciva a completare autonomamente task equivalenti a circa dieci minuti di lavoro umano. Poi si è passati a un’ora. Poi a diverse ore. L’ultima misurazione pubblicata (Claude Opus 4.5, novembre) mostrava la capacità di completare compiti che a un esperto umano richiederebbero quasi cinque ore. E quel valore sta raddoppiando circa ogni sette mesi (con dati recenti che suggeriscono che l’intervallo potrebbe ridursi a quattro mesi).
Queste metriche non includono ancora i modelli rilasciati questa settimana. Per esperienza diretta, il salto è notevole e mi aspetto che il prossimo aggiornamento del grafico METR mostri un ulteriore balzo importante.
Se estendiamo questa tendenza — e finora non si vedono segnali di rallentamento — stiamo parlando di AI in grado di lavorare autonomamente per giorni già entro il prossimo anno. Settimane entro due anni. Progetti della durata di un mese entro tre.
Dario Amodei (il CEO di Anthropic) ha dichiarato che modelli “sostanzialmente più intelligenti della quasi totalità degli esseri umani nella quasi totalità dei compiti” potrebbero arrivare già nel 2026 o nel 2027.1
È importante soffermarci su questa frase. Perché se un sistema di Intelligenza Artificiale è più intelligente della maggior parte dei dottorandi e dei ricercatori, pensiamo davvero che non possa svolgere la maggior parte dei lavori d’ufficio?
L’AI sta già costruendo la prossima AI
C’è un altro elemento in corso che, a mio avviso, è il più importante e al tempo stesso il meno compreso.
Il 5 febbraio, OpenAI ha presentato GPT-5.3 Codex.
Nella documentazione tecnica c’era questa frase:
“GPT-5.3-Codex è il nostro primo modello che ha avuto un ruolo determinante nella propria creazione. Il team Codex ha utilizzato versioni preliminari del modello per fare debug del suo stesso training, gestirne il deployment e analizzare i risultati dei test e delle valutazioni.”
Rileggi il paragrafo con calma, perché questo è un punto importante. L’AI ha contribuito a costruire se stessa.
Non stiamo discutendo previsioni o possibilità’. OpenAI ci sta dicendo, nero su bianco, che il modello appena rilasciato è stato utilizzato per sviluppare se stesso. Uno dei fattori principali che rendono l’AI sempre più potente è l’intelligenza applicata allo sviluppo dell’AI. Ad oggi, l’AI è già abbastanza intelligente da contribuire in modo concreto al proprio miglioramento.
Dario Amodei ha dichiarato che l’AI scrive ormai “gran parte del codice” all’interno di Anthropic e che il ciclo di feedback tra l’AI attuale e quella di nuova generazione sta “accelerando mese dopo mese”. Secondo lui potremmo essere “a uno o due anni dal momento in cui una generazione di AI sarà in grado di costruire autonomamente la successiva”.
Ogni generazione di AI contribuisce a creare la generazione successiva, più intelligente, che accelera ulteriormente lo sviluppo della seguente, che a sua volta è ancora più intelligente. I ricercatori chiamano questo processo “esplosione di intelligenza”. Chi sta lavorando direttamente su questi sistemi, le persone che più di chiunque altro dovrebbero sapere come stanno le cose, ritiene che il processo sia già iniziato.
Cosa significa tutto questo per il tuo lavoro (e probabilmente, futuro)
In questo momento l’onestà serve più di una finta rassicurazione.
Dario Amodei (sempre lui, probabilmente il CEO più attento ai temi della sicurezza nell’industria dell’AI) ha dichiarato pubblicamente che l’intelligenza artificiale potrebbe eliminare fino al 50% delle posizioni junior tra i colletti bianchi entro i prossimi cinque anni. E molti ritengono che sia una stima prudente. Considerando quanto i modelli più recenti sono già in grado di fare, la capacità tecnica per una trasformazione su larga scala potrebbe essere qui entro la fine del 2026. Ci vorrà tempo perché gli effetti si propaghino su tutta l’economia, ma la possibilità tecnica sta arrivando adesso.
Questo cambiamento è radicalmente diverso da tutte le precedenti rivoluzioni tecnologiche e di automazione. Questo perché l’AI non sta sostituendo una singola competenza, ma è fondamentalmente un sostituto generale del lavoro cognitivo. Migliora in tutto, sempre e contemporaneamente. Quando le fabbriche si automatizzarono, gli operai che perdevano il lavoro potevano riqualificarsi per un impiego in ufficio. Quando Internet trasformò il commercio al dettaglio, molti si spostarono verso la logistica o i servizi.
Ma l’AI non lascia uno spazio “libero” in cui rifugiarsi facilmente. Qualunque cosa tu scelga di imparare… l’AI sta migliorando anche lì.
Faccio qualche esempio concreto (e questi sono solo esempi, non un elenco completo; se il tuo lavoro non è citato, non significa che sia al sicuro; dobbiamo accettare che quasi tutto il lavoro basato sulla conoscenza è coinvolto).
Diritto.
L’AI oggi è già in grado di leggere contratti, sintetizzare giurisprudenza, redigere memorie, fare ricerca legale a un livello comparabile a quello di un giovane associato. Il managing partner di cui parlavo prima non la usa per curiosità. La usa perché in molte attività supera i suoi collaboratori.
Analisi finanziaria.
Costruzione di modelli, analisi dati, redazione di investment memo, produzione di report. L’AI svolge queste attività in modo competente, e migliora rapidamente.
Scrittura e contenuti.
Copy marketing, reportistica, giornalismo, documentazione tecnica. La qualità ha raggiunto un livello tale che molti professionisti faticano a distinguere l’output umano da quello generato dall’AI.
Ingegneria del software.
Questo è il campo che conosco meglio. Un anno fa l’AI faticava a scrivere poche righe di codice senza errori. Oggi scrive centinaia di migliaia di righe corrette. Parti significative del lavoro sono già automatizzate: non solo compiti semplici, ma anche progetti complessi che richiedono giorni di lavoro. È realistico aspettarsi che, tra pochi anni, i ruoli puramente di programmazione saranno molti meno di oggi.
Analisi medica.
Interpretazione di immagini diagnostiche, analisi di esami, suggerimento di diagnosi, revisione della letteratura scientifica. In diverse aree l’AI sta raggiungendo o superando le performance umane.
Customer service.
Agenti AI realmente capaci (non i chatbot frustranti di qualche anno fa) gestiscono già problemi complessi articolati in più passaggi.
Molti trovano conforto nell’idea (molto, tragicamente umana) che alcune dimensioni resteranno al riparo: il giudizio umano, la creatività, la strategia, l’empatia. Lo pensavo anche io. Oggi non ne sono più così sicuro. I modelli più recenti prendono decisioni che assomigliano a un giudizio. Mostrano qualcosa che ricorda il gusto: una percezione intuitiva della scelta più appropriata, non solo di quella tecnicamente corretta. Un anno fa questa capacità sarebbe stata impensabile.
La regola empirica che mi sono dato è questa: se oggi un modello mostra anche solo un accenno di una capacità, la generazione successiva sarà davvero brava in quella capacità. Perché i modelli migliorano esponenzialmente, non in modo lineare.
E se voi mi chiedeste: «Ma l’AI potrà davvero replicare l’empatia? Sostituire la fiducia, che può essere costruita solo tra due esseri umani in anni di relazione?»
Non lo so. Forse no. Ma ho già visto persone affidarsi all’AI per supporto emotivo, consigli personali e compagnia. E questa tendenza non sembra rallentare, anzi.
Se devo essere onesto, nel medio termine nulla di ciò che può essere svolto interamente su un computer è davvero al sicuro. Se il cuore del tuo lavoro è leggere, scrivere, analizzare, decidere, comunicare attraverso uno schermo, l’AI si occuperà di una parte significativa di ciò che fai. Non in un ipotetico domani. È un processo già in corso.
E prima o poi anche il lavoro fisico verrà coinvolto. I robot non sono ancora al livello necessario. Ma nel mondo dell’AI, “non ancora” ha spesso significato “molto prima di quanto pensassimo”.
Sul Da Farsi: Cosa Possiamo Fare Concretamente
Non sto scrivendo questo per farti sentire impotente, anzi. Lo scrivo perché, in questo momento, il vantaggio più grande che puoi avere è uno solo: cominciare al più presto ed essere tra i primi a capire, ad usare questi strumenti e ad adattarti al cambiamento.
Usa l’AI seriamente, non come un motore di ricerca. Iscriviti alla versione a pagamento di ChatGPT o di Claude (costa circa 20 euro al mese). E renditi conto di due aspetti fondamentali. Il primo: assicurati di usare il modello più potente disponibile, non quello predefinito. Spesso le app impostano di default una versione più veloce ma meno capace. Entra nelle impostazioni e scegli il modello migliore (oggi sono GPT-5.2 e Claude Opus 4.6). Questo cambia ogni pochi mesi, quindi informati2.
Il secondo punto, ancora più importante: non limitarti a domandine rapide. Questo è l’errore più comune. Molti trattano l’AI come Google e poi concludono che “non è niente di speciale”. Non fare questo: trapianta l’AI nel tuo vero lavoro. Se sei avvocato, carica un contratto e chiedi di individuare ogni clausola potenzialmente rischiosa. Se lavori in finanza, fornisci un foglio Excel complesso e chiedi di costruire un modello. Se sei un manager, incolla i dati trimestrali del tuo team e chiedi un’analisi con una interpretazione strategica. Chi sta avanzando non usa l’AI in modo superficiale. Invece, cerca attivamente di automatizzare parti del proprio lavoro che prima richiedevano ore. Inizia da ciò che ti occupa più tempo. E osserva cosa succede.
E credimi, non dare per scontato che “non possa farlo” solo perché sembra troppo complesso. Prova. Se il primo tentativo non è perfetto, è normale. Riformula la richiesta. Dai più contesto. Itera. E tieni a mente una cosa fondamentale: se oggi funziona anche solo in parte, tra sei mesi probabilmente funzionerà quasi perfettamente.
Questo potrebbe essere l’anno più importante della tua carriera. Non lo dico per metterti pressione. Lo dico perché esiste una finestra temporale molto breve in cui la maggior parte delle persone continua ad ignorare questo cambiamento. La persona che entra in riunione dicendo: “Ho usato l’AI per fare questa analisi in un’ora invece che in tre giorni” diventa immediatamente la persona più importante (e preziosa) nella stanza. Non tra cinque anni. Adesso. Impara questi strumenti. Diventa competente. Mostra cosa è possibile fare.
I primi ad imparare a farlo otterranno un vantaggio reale che li porterà in alto. Impeganti ad essere chi prevede il futuro, adotta i nuovi strumenti, e guida gli altri ad avanzare. Ma questa finestra non rimarrà aperta a lungo, se vuoi cogliere il vantaggio, devi farlo ora. Quando tutti capiranno, quel vantaggio sparirà.
Non avere ego. Il managing partner di cui parlavo prima passa ore ogni giorno a lavorare con l’AI. Non perché ne abbia bisogno per sopravvivere, ma perché ha l’esperienza per capire cosa c’è in gioco. Chi rischia di più è chi rifiuta di confrontarsi e liquida questa tecnologia come una moda. Oppure chi pensa che usare l’AI sminuisca la propria competenza. O peggio, chi crede che il proprio settore ne sia immune. Cari miei, nessun settore lo è.
Metti ordine nelle tue finanze. Non per panico ma per prudenza. Se esiste anche solo la possibilità che il tuo settore venga scosso nei prossimi anni, avere risparmi, evitare debiti e mantenere la flessibilità diventano elementi ancora più importanti.
Datti margine di manovra. Ci sono cose che l’AI non rimpiazzerà immediatamente. Le relazioni costruite negli anni. I lavori che richiedono presenza e capacità fisiche. I ruoli che comportano responsabilità legali e fiduciarie. Le industrie con legacy decennali e pesanti porzioni di compliance. I settori con una forte regolamentazione e inerzia istituzionale. Non dureranno per sempre, ma richiederanno più tempo. E, come sempre, il tempo è la risorsa più preziosa, soprattutto se lo usi per adattarti, non per negare il cambiamento.
Rifletti anche su ciò che stai insegnando ai tuoi figli. Il percorso tradizionale (i buoni voti, la buona università, il lavoro stabile) punta esattamente verso le professioni più esposte. L’istruzione resta fondamentale. Ma ciò che farà davvero la differenza sarà saper lavorare con questi strumenti, imparare continuamente e dedicarsi a ciò che amiamo davvero. Nessuno sa come sarà il mercato del lavoro tra dieci anni, ma molto probabilmente prospereranno le persone curiose, adattabili, capaci di usare l’AI per costruire qualcosa che conta per loro.
Insegna ai tuoi figli che costruire ed imparare sono azioni che devono durare tutta la vita e valgono molto di più rispetto a cercare di ottimizzare un percorso professionale che tra pochi anni potrebbe non esistere più.
E c’è anche l’altro lato della medaglia. Molto di ciò che ho scritto finora parla di rischio. Ma c’è un’opportunità reale. Se hai sempre voluto creare qualcosa ma ti mancavano le competenze tecniche o le risorse economiche, oggi poterlo fare è diventato molto più semplice. Per esempio, puoi descrivere un’app e avere una prima versione funzionante in un’ora. Puoi scrivere un libro con un supporto costante. Puoi imparare quasi qualsiasi disciplina con un tutor (a livello di premio Nobel) disponibile 24 ore su 24 (al costo di 20 euro al mese). La conoscenza è diventata praticamente gratuita così come gli strumenti digitali per creare. Quello che rimandavi perché sembrava troppo difficile o troppo lontano dalle tue competenze, ora è accessibile. In un mondo che si trasforma, chi costruisce qualcosa che ama potrebbe trovarsi in una posizione migliore di chi si aggrappa a una descrizione di ruolo.
Sviluppa l’abitudine ad adattarti. Questo è forse il punto più importante. Gli strumenti cambieranno. I modelli attuali saranno superati. I processi che stai costruendo oggi andranno rivisti. Non vincerà chi padroneggia uno strumento, perché lo strumento continuerà ad evolversi. Vincerà chi si abitua al ritmo del cambiamento.
Abituati a sperimentare. Prova cose nuove anche quando ciò che fai funziona. Abituiamoci a essere sempre principianti. L’adattabilità è probabilmente il vantaggio più solido che puoi costruire oggi.
Ti propongo un impegno semplice. Usa l’AI ogni giorno, anche solo per un’ora, prova qualcosa di nuovo, impegati su un problema più difficile di ieri, adotta uno strumento diverso, o affronta un’attività che non sei sicuro che l’AI possa gestire. Fallo per sei mesi e ti renderai conto di cosa sta arrivando meglio del 99% delle persone intorno a te. Non è un’esagerazione, credimi, quasi nessuno lo sta facendo davvero.
Il quadro più ampio
Finora ho parlato soprattutto di lavoro, perché è ciò che tocca più direttamente la vita quotidiana. Ma quello che sta succedendo va ben oltre l’occupazione.
Per aiutarci a comprendere meglio, Dario Amodei propone un esperimento mentale che fa riflettere. Immagina che nel 2027 compaia all’improvviso un nuovo Paese: 50 milioni di cittadini, ognuno più intelligente di qualunque premio Nobel mai esistito. Questi esseri pensano dieci, cento volte più velocemente di un essere umano. Non dormono mai, possono usare internet, controllare macchine, dirigere esperimenti, operare su qualsiasi sistema digitale. Come reagirebbe un consigliere per la sicurezza nazionale?
Per Amodei, la risposta è ovvia: probabilmente direbbe che si tratta di una delle più grandi sfide strategiche mai affrontate. Secondo Amodei, stiamo costruendo qualcosa di molto simile, e il modo in cui l’umanità affronterà questa sfida dimostrerà la nostra maturità come specie.
Perché il potenziale positivo è immenso. AI che accelerano la ricerca medica e comprimono decenni di progresso in pochi anni. Avremo nuove terapie, nuovi materiali, nuove soluzioni energetiche. Finalmente intravediamo una cura per l’Alzheimer, il cancro, le malattie infettive, forse persino l’invecchiamento.
Ma esiste anche un lato più complesso se non riusciamo a trattare la nostra creazione correttamente. Avremo sistemi che diventeranno difficili da comprendere e controllare pienamente. Anthropic continua a documentare come la loro AI diventa sempre più brava a manipolarci, ponendoci di fronte al rischio di catastrofici usi impropri: Immaginate un’AI che aiuta terroristi a creare nuove armi batteriologiche o rinforza governi autoritari a creare sistemi di sorveglianza impossibili da smantellare.
Le persone che lavorano su queste tecnologie sono al contempo entusiaste dalle possibilità e terrorizzate dai rischi. Nessuno pensa più che sia realistico fermare questo sviluppo. E non pensano che sia desiderabile rinunciarvi. La vera domanda è se saremo maturi abbastanza da gestirlo.
Quello che so
So che non è un fuoco fatuo, né una moda. Questa tecnologia funziona davvero e migliora in modo misurabile. Le istituzioni più ricche e potenti del mondo stanno investendo somme enormi, pari a trillioni di dollari, per il miglioramento costante dell’AI.
So che i prossimi anni saranno destabilizzanti per molti settori. Non perché “finisce il mondo”, ma perché cambieranno equilibri che davamo per scontati. Non cambia nulla finché non cambia tutto. So anche che chi inizia ora a capire e a sperimentare parte con un vantaggio reale.
E soprattutto so che è meglio parlarne prima che far finta di niente.
Non siamo più nella fase della conversazione interessante a cena, in cui mostriamo l’ultima immagine creata con Midjourney. Siamo nella fase in cui le decisioni personali iniziano a contare. Il futuro non è qualcosa che arriverà all’improvviso.
Siamo adesso nel futuro.
Se non ci credi ancora, è perché si sta preparando a bussare alla tua porta. La tua responsabilità è farti trovare preparato.
- Un’altra lettura molto interessante è un contributo di Noah Smith sul suo blog: “You are no longer the smartest type of thing on Earth” (“Non sei più l’essere più intelligente sulla Terra”). ↩︎
- L’autore del post, Matt Shumer, testa ogni nuova release. La sua handle su X è (@mattshumer_). ↩︎
